Semplicità a bordo: da Uyuni a Villazòn in treno

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Semplicità a bordo: da Uyuni a Villazòn in treno
Aprile 13, 2016 0 Commenti

Il viaggio in treno da Uyuni a Villazón merita di essere ricordato per le indelebili note di semplicità e dignità che lo accompagnano.

Decidiamo di affrontarlo, vi assicuro che “affrontarlo” è il termine che più calza, per raggiungere Salta (Argentina) dopo indimenticabili giorni trascorsi in Bolivia e custodendo nel nostro cuore le immagini che lo spettacolare Salar de Uyuni ci ha regalato.

Adoro il treno, è pura poesia. Mi permette di riflettere, leggere, osservare se ho voglia, o dormire se mi va, chiacchierare con il vicino e mimetizzarmi con la gente del luogo (in questo caso poco probabile). Stavolta però, già pianificando il nostro soggiorno sudamericano, avevo fiutato che qualche inconveniente si sarebbe presentato proprio in questa fase del nostro itinerario.

L’idea di prendere questo treno non ci aveva mai convinti fino in fondo, ma se ci penso oggi, sorrido nella consapevolezza che l’imprevisto dona quel pizzico di brio che rimarrà nella memoria per sempre.

Il treno è la nostra unica opzione per arrivare in Argentina da Uyuni, dove a Salta prenderemo un aereo diretto verso l’estrema Patagonia. Il fatto che passino due soli treni a settimana e che la Empresa Ferroviaria Andina ignorasse e-mail e telefonate non ci hanno rassicurati fin da subito. Numerosi tentativi di acquistare il biglietto online falliscono, dato che il sistema de venta anticipata de boletos è sospeso fino a nuovo avviso. A dimostrare però che una soluzione alternativa c’è sempre, un mese prima della partenza dall’Italia contattiamo il proprietario dell’hotel dove alloggeremo a Uyuni, che ci assicura l’acquisto dei biglietti dietro profumata commissione e previo anticipo del loro importo tramite Money Gram.

Come da monito, arrivati a Uyuni, non riusciamo a riscattare i nostri biglietti e solo la sera stessa della partenza la signora Dolores mandata dal Signor “Money Gram” bussa alla nostra porta promettendoci che a breve li avremo avuti.

Increduli apprendiamo che la biglietteria della stazione di Uyuni apre da mezzanotte all’una e mezza, poco prima del treno in partenza alle due.

Dolores ritorna fiera alla nostra camera portandoci due pezzettini di carta strappata grandi come un francobollo sui quali sono scritti a penna i nostri numeri di asiento … iniziamo bene penso, ma sorrido alla povera Dolores che ha sacrificato il suo sonno per noi!

Di lì a poco ci troviamo nella piccola stazione di Uyuni, di turisti nemmeno l’ombra. La stazione è gremita di persone locali che si muovono spostando tutto ciò che hanno in casa! Il vagone dedicato ai bagagli si riempie poco a poco di credenze, vecchie poltrone, tavoli e sedie.

Il cielo sopra di noi ci accoglie con una stellata mai vista prima, le stelle cadenti sembrano così vicine da doversi scansare. Sarebbe magnifico stare ad ammirare il cielo come a San Lorenzo, le costellazioni qui sono a noi sconosciute e il blu notte è colmo di diamanti che luccicano.

Fischia il controllore, si parte! Il vagone del Wara Wara ci aspetta con coperte non troppo pulite e una TV a tubo catodico appesa al soffitto da ingombranti staffe home made e che ritrasmetterà per più volte lo stesso vecchio film per tutta la strada. Il viaggio durerà circa nove ore, ne approfittiamo per dormire un po’ prima dell’inaspettata colazione che ci attende al vagone bar. Il personale del treno è cordialissimo, sorride, risponde gentile. Il capo carrozza si prepara con un grembiulino bianco da cameriera a servirci del tea da un pentolino, biscotti, marmellata e uova strapazzate … La semplicità di questo viaggio è colma di piccoli accorgimenti e di un lavoro svolto con estrema dignità e fierezza. Intravedo l’umiltà di persone che, con un sorriso non solo stampato, si sentono così fortunate a lavorare per quella compagnia di treni e penso a loro come esempi cui dovrei attingere.

Il viaggio procede fino a Tupiza, dove il treno si arresta per una breve sosta. Il capo carrozza si cambia nuovamente la divisa, ora indossa una tuta blu da meccanico e si accinge a fare un po’ di manutenzione al mezzo. Che dire, versatilità e competenza! FCA, la compagnia di treni boliviana, paga sicuramente uno stipendio meritato.

A Tupiza signore boliviane con bombette nere e lunghe trecce s’intrattengono con parenti che non vedono da molto tempo. Una piccola lavagnetta riporta scritti a pennarello gli orari di arrivo e partenza del treno.

Semplicità a bordo: da Uyuni a Villazòn in treno
Semplicità a bordo: da Uyuni a Villazòn in treno

Tutto sa di genuinità, anche quando il capo carrozza sotto l’ennesima veste di signora delle pulizie, “igienizza” il tappeto rosso che corre lungo il corridoio del vagone con mocio, acqua e schiuma. Non ci posso credere mi dico trattenendo un ghigno e valutandone la tecnica ormai collaudata.

Il viaggio è agli sgoccioli e i paesaggi finora immutabili alternano qualche macchia di vegetazione ancora poco lussureggiante ad ampi tratti rocciosi man mano che scendiamo verso l’Argentina.

Semplicità a bordo: da Uyuni a Villazòn in treno

Nella convinzione di essere arrivati guardiamo il controllore con una certa titubanza quando vediamo passare l’ora X. Imperturbato ci confida che abbiamo accumulato un ritardo dovuto al nostro leeeentissimo passo di crociera... arriveremo tra un’ora ci conferma nel tentativo di rassicurarci! Il ritardo e il non aver considerato il diverso fuso orario tra Bolivia e Argentina ci costeranno cari facendoci perdere il bus diretto che ci avrebbe permesso di arrivare velocemente a Salta. Finalmente il treno si ferma a Villazón, dove il binario termina. Impazienti aspettiamo che tutto il mobilio sia scaricato per poi prendere al volo i nostri zaini e correre verso la strada dove sottraiamo astutamente un taxi ad altri disperati come noi. Il taxi ci accompagna verso il confine e ci fa scendere poco prima in una sorta di caotico bazar boliviano. Attraversiamo il confine a piedi dopo aver svolto le pratiche doganali e aver passato il nostro bagaglio sul nastro metal detector mobile all’interno di un furgoncino.

Semplicità a bordo: da Uyuni a Villazòn in treno

Un altro taxi ci porta in stazione a La Quiaca, dove prendiamo dopo qualche ora un pullman sostitutivo al nostro, una sorta di regionale con mille tappe e con cui affrontiamo cinque posti di blocco con controllo di tutti i bagagli. A ognuno di questi prego che qualche disgraziato non abbia nascosto della roba nel mio zaino, per cui sarei imprigionata a vita, lontana da Mauri con cui avrei condiviso solo una brevissima vita coniugale! Dopo 24 interminabili ore di viaggio arriviamo stremati e divorati dalla fame a Salta, da dove dopo qualche ora di sonno in un confortevole hotel prenotato in precedenza, ripartiamo verso la remota Patagonia.

Terra del Fuoco arriviamo!

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