Chilometri di pura magia: in moto sul Passo Gavia

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Chilometri di pura magia: in moto sul Passo Gavia
Luglio 17, 2016 1 Commento

Ci sono alcuni sguardi di complicità, accompagnati da sorrisi appena accennati e di altrettanta intesa. Una passione comune rimane domata da pesanti cappotti per tutto l’inverno, quasi anestetizzata. Ma ben presto si risveglia ai primi cenni di primavera, costringendoci a contenere l’entusiasmo.

Ogni anno con l’arrivo della bella stagione, che purtroppo quest’anno si è fatta attendere a lungo, io e Mauri iniziamo a fantasticare sui nostri giri in moto. A dire il vero, a costi di sembrare ripetitivi, rispolveriamo il più delle volte la nostra lista di preferiti, aggiustata costantemente con varianti più o meno significative.

Pensare alla nostra moto significa portare senza indugio la mente alla montagna. E se è vero che queste due immagini se ne vanno allegramente a braccetto, posso dire che per noi diventano sinonimo.

Senza sorprenderci a far pendere l’ago della bilancia per questo primo “moto-giro” è stato il leggendario Passo Gavia, che collega la Valle Camonica e la Valfurva.

D’accordo come al solito nel bandire ogni strada ad alta velocità, il nostro week-end sulle due ruote si preannuncia un budello di tornanti mescolato a scorci meravigliosi, movimentato da pioggia e grandine che si scansano velocemente a favore di uno splendido sole. E poi il nostro fine settimana è costellato da targhe straniere (sembrerà strano ma siamo tra i pochissimi italiani in mezzo a dozzine di tedeschi, olandesi, cechi e spagnoli) e dai gusti e sapori della Valtellina quando arriveremo nel delizioso alberghetto a conduzione famigliare, prenotato il giorno precedente.

La nostra partenza è puntualmente posticipata rispetto ai nostri programmi; il nostro motto “Mettiamo la sveglia alle 6.30 per alzarci alle 7.00 e partire alle 8.00 … per riuscire a mettersi effettivamente in strada alle 9.00” si perpetua come un rito consolidato che a posteriori (solo a posteriori) ci fa sempre sorridere.

Le curve iniziano poco distante da casa, già nel Pian delle Fugazze, nella zona del Monte Pasubio. Si susseguono con una frequenza frastornante lungo tutta la Vallarsa, per lasciare poi scorrere le due ruote su qualche breve rettilineo attraversata Rovereto.

La nostra prima tappa prevede una sosta veloce a Riva del Garda. Giusto il tempo di sgranchire le gambe, imprimere il ricordo dell’acqua verde bottiglia del lago e fuggire da lì a poco dai numerosi turisti che si riversano sulle sue meravigliose sponde.

Chilometri di pura magia: in moto sul Passo Gavia

Sfiliamo a velocità ridotta sull’asfalto che collega Tione a Dimaro, per poi imboccare con altrettanta calma la direzione per Ponte di Legno. Non prima di esserci gasati (il giusto) sui tornanti che conducono al Passo Tonale e lasciarci strabiliare da un’imponente cupola naturale colma di neve. A stupirci non è solo questo spettacolare manto; improvvisamente ci assale una tempesta di grandine che fortunatamente (non avrei mai pensato di usare questa parola) si trasforma in un acquazzone. Il tempo mutevole della montagna ci fa auspicare che tra poco il sipario del cielo si apra accarezzando con un caldo sole le pareti affrescate di minuscoli paesini. Passato Ponte di Legno, per la prima volta in numerosi anni, iniziamo a salire la ripida salita che porta al Passo Gavia senza essere avvolti da nuvole impenetrabili. Il nostro sguardo si fa spazio tra leggere nubi sfuggenti, trapassate dai raggi di luce.

Chilometri di pura magia: in moto sul Passo Gavia
Chilometri di pura magia: in moto sul Passo Gavia

La marcia è lentissima, considerato un asfalto a volte sconnesso e la larghezza della strada variabile dai 2 ai 4 metri.

Come una farfalla, i miei pensieri in questo paesaggio solitario si posano con dolcezza su scenari appena abbandonati e altri che devono ancora venire. Amo questa montagna, che a tratti mi ricorda il nostro caro Monte Grappa, con il suo magnetico volto lunare cui non riesco a resistere a lungo.

Eh no, purtroppo sulla Luna non sono mai stata, ma se dovessi solo immaginarla, la raffigurerei come Voi meravigliosi dintorni del Gavia e del Grappa!

A mano a mano che saliamo di quota, la natura attorno diventa dura come le salite su cui, proprio qui, i ciclisti del Giro d’Italia gareggiano per aggiudicarsi la Maglia Rosa.

Un paesaggio arso, annaffiato nelle stagioni da pioggia, neve e dal sudore della fatica di tanti ciclisti che sfidano le sue costanti pendenze. Al rifugio Bonetta, una sorta di “albo d’oro” intrattiene la mia curiosità e affonda la mia pigrizia quando leggo che qualche appassionato ha raggiunto questa meta in bici più di 400 volte. Sorrido, com’è possibile che io affronti il sottopasso vicino a casa con il fiatone?

E’ proprio quando arriviamo al rifugio che tutt’attorno a noi vediamo la presenza di neve che da poco ha iniziato a sciogliersi lasciando sulle acque del vicino laghetto dei piccoli iceberg che proiettano la nostra mente alla remota Islanda.

La montagna innevata si riflette sullo specchio d’acqua leggermente increspato dal vento, in contrasto ai caldi rossi della roccia circostante.

Chilometri di pura magia: in moto sul Passo Gavia
Chilometri di pura magia: in moto sul Passo Gavia

Il rifugio Bonetta ci ospita con il solito tè caldo, la stufa accesa e le perline di legno che danno un senso di protezione e famigliarità.

Più nuovi al rifugio sono un gruppo di coreani che, culturalmente predisposti a immortalare qualsiasi dettaglio incontrino, fanno di questo spazio un vero e proprio inventario fotografico.

Indossiamo i caschi e riprendiamo il nostro cammino lungo paesaggi secchi che si alternano a zone più verdi, dove l’erba non più intrappolata dalla neve ha iniziato da poco a ravvivarsi.

Ogni singola immagine di questa cornice merita una foto, ma non possiamo fermarci in ogni momento e decidiamo di proseguire immagazzinando nel nostro cuore la bellezza di questo teatro esclusivo.

Una sfilata di colori che s’imprimerà sulla pellicola dei nostri ricordi, sfumata rispetto al passato, arricchita di nuove emozioni e sfumature cromatiche.

Senza sosta arriviamo nella serata nel nostro piccolo alberghetto, poco lontano da Livigno. Non siamo mai stati qui prima, ma quello che mi affascina fin da subito è la sua posizione isolata rispetto al centro, ritirata nell’intimità della frazione di Trepalle, in mezzo a prati verdi con pois di fiori gialli. Un quadro bucolico da cui fuoriesce il suono dello scorrere leggero di un ruscello di montagne che divide la tela immaginaria in due parti ugualmente splendide.

Bait de Angial (http://www.baitdeangial.it/) è il luogo giusto dove ritrovare pace, benessere e tranquillità, coccolati dalle premure e dall’ospitalità dei due giovani proprietari.

Oltre all’ambiente tipico e ospitale, mi ringalluzzisco dalla stanchezza quotidiana non appena mi trovo a scegliere tra le pietanze messe a disposizione dal menù del nostro intimo albergo.

Non posso non puntare la mia scelta sugli ottimi pizzoccheri Valtellinesi, preparati da Massimo in maniera superba. Non posso perché l’idea dei pizzoccheri mi accompagna già dal momento della nostra partenza mattutina (che golosona).

Ma la vera sorpresa ai miei occhi, al mio olfatto e alle mie papille gustative sono giustapposizioni d’innovazione e tradizione che profumano di zafferano. Da buoni italiani rimaniamo a tavola a lungo, intrattenuti da un’ottima musica e da un clima calmo che ci appaga.

Ai primi cenni di sonno e con il cuore colmo di soddisfazione decidiamo di andare a coricarci, per farci cogliere riposati dalla montagna il giorno successivo.

Una cameretta confortevole ci custodirà fino a domani, fiduciosi in un “arrivederci a presto”.

Buona notte e sogni d’oro.

Chilometri di pura magia: in moto sul Passo Gavia
Commenti
  • avatar
    Chiara17/07/2016 20:29
    ...e anche leggendo questo post, scopro un kaleidoscopio di sensazioni e di colori che invitano al viaggio ...in tutte le sue sfumature
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