Camminando nella storia: trekking sulla Strada delle 52 Gallerie

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Camminando nella storia: trekking sulla Strada delle 52 Gallerie
Settembre 25, 2016 0 Commenti

52 le gallerie scavate nella roccia

318 i metri della galleria più lunga

366 il sentiero imboccato

600 i soldati che hanno lavorato all’opera

Infinita la soddisfazione di raggiungere la meta

Guardarsi dentro e riflettere. Pensare che momenti lontani, in realtà così distanti non sono. Sentire il peso di fatti non ancora troppo passati, che non possono cadere nell’oblio. Una storia che ha coinvolto i nostri bisnonni e ha scalfito la nostra terra, tracciandone i confini.

La Strada della Prima Armata, notoriamente conosciuta come Strada delle 52 Gallerie, è una mulattiera militare costruita sul massiccio del Pasubio (in provincia di Vicenza) durante il primo conflitto mondiale.

E’ per me d’obbligo percorrere, almeno una volta l’anno, le 52 Gallerie che mi porteranno al Rifugio Generale Achille Papa.

Luogo di sofferenza e di tragedie, ma al contempo di fratellanza, condivisione e speranza, come suggeriscono le parole di alcuni illustri autori. (Ernest Hemingway: “Sono anch’io un ragazzo del Pasubio. Se sai cosa significa”; Mario Rigoni Stern: “Un raggio di vita”; Robert Musil: “Vivere per la fratellanza e l’aiuto reciproco”).

Camminando nella storia: trekking sulla Strada delle 52 Gallerie

Lasciamo l’auto al parcheggio di Bocchetta Campiglia, da dove imboccheremo il sentiero 366 che ci condurrà in circa 2 ore e 10 minuti (il nostro tempo di oggi) al rifugio. Questa volta non ci facciamo cogliere impreparati. Abbiamo con noi sei monetine da un euro, indispensabili per pagare il biglietto giornaliero del parcheggio. Senza queste preziosissime monetine non si posteggia! Il parcheggio è quasi pieno, il che mi fa temere un sovraffollamento lungo il percorso, per questo motivo consiglierei di preferire questa escursione durante la settimana o il sabato, anziché la domenica.

Impugno le mie racchette da trekking, pronta ad accettare questa nuova sfida con me stessa, circondata alla partenza da un gruppo di americani eccitati come me all’idea di imboccare il sentiero. E’ in questi momenti, che sento forte il mio spirito patriottico, momenti in cui vorrei gridare al mondo la mia fierezza di essere vicentina e di abitare in quello che considero il più bel paese al mondo. Non è New York, non è il Grand Canyon, non è il parco di Yellowstone. E’ semplicemente un’opera di grande interesse storico e paesaggistico, immersa nelle meravigliose Prealpi Vicentine, ad attirare sempre più numerosi turisti d’oltreoceano e da tutto il resto del mondo. Automaticamente sono travolta dal pensiero che queste montagne abbiano perso definitivamente il loro originario silenzio, interrotto un tempo dagli spari e oggi da orde crescenti di turisti. Il pensiero che questo flusso di appassionati, purché controllato, possa garantire una buona manutenzione del sito e la sopravvivenza dei paesini circostanti, mi rincuora non poco.

A camminata iniziata superiamo uno, due, tre gruppi di persone. Sono costretta ad intervenire: “Mauri, possiamo rallentare un po’ il passo? Lo sai che sono un diesel, ho tempi lunghi prima di avviarmi”. E’ sempre così. Nella prima parte del percorso mi sento coinvolta in un faccia a faccia tra me e la mia fatica. Il fiatone diventa insistente e le gambe si ribellano ricordandomi che forse, anzi senza dubbio, dovrei impegnarmi in un’attività sportiva meno saltuaria. Il sentiero sterrato, in terra battuta o roccia levigata, è comunque piacevole e largo, almeno nel primo tratto, da poter camminare al pari di un’altra persona.

Camminando nella storia: trekking sulla Strada delle 52 Gallerie

Adeguato per essere affrontato con scarpe da trekking più leggere degli scarponi, ma certamente non con sneakers o “ballerine” (purtroppo a volte quest’ultime fanno capolino).

La montagna deve essere affrontata con serietà, con il giusto equipaggiamento e con sufficiente attenzione da evitare di incorrere in spiacevoli e a volte irreparabili incidenti. In questo caso una torcia elettrica è d’obbligo per avanzare in alcune gallerie prive di finestre nella roccia e una buona scarpa può agevolare l’aderenza al suolo poco omogeneo e talvolta bagnato e scivoloso.

Il sentiero 366 si snoda su una lunghezza di circa 7 chilometri e su un dislivello di 800 metri.

E’ un capolavoro d’ingegneria militare la cui realizzazione risalente al 1917 ha richiesto circa 10 mesi di arduo lavoro. Un tempo consentiva di rifornire, al riparo dal fuoco nemico, le truppe italiane sul Pasubio. 52 sono le gallerie scavate nella roccia, ciascuna con la propria denominazione e il proprio numero identificativo, alcune molto più brevi di altre. Recentemente sono state realizzate alcune installazioni luminose all’interno dei tunnel. Possiamo leggere alcuni spunti che lasciano volare leggero il nostro pensiero mentre proseguiamo la camminata.

Camminando nella storia: trekking sulla Strada delle 52 Gallerie

Un labirinto d’inarrestabili emozioni mi colpisce ricalcando l’avvitarsi di alcune gallerie che si trasformano in vere e proprie scale a chiocciola. La numero 19, dedicata a Vittorio Emanuele III, è la più lunga tra tutte con i suoi 318 metri. La strada qui è ancora faticosa. E sento il peso del mio poco allenamento esattamente fino all’uscita della galleria 23. D’ora in avanti cosa cambia? A essere sincera non lo so. Riprendo controllo delle mie gambe e sembro avere immagazzinato autonomia per proseguire ancora per ore e ore. Il mio motore insomma è finalmente entrato a pieno regime. Da qui in avanti, fino all’ultima galleria, mi sentirò immersa in un turbinio emotivo, ipnotizzata da incredibili scorci cui sembra essersi ispirato il celebre film Avatar. Gusto fino in fondo la mia montagna nel mio magico Veneto, riportando alla mente ricordi di colori e profumi già vissuti, ma di volta in volta nuovi. Gioia che non trascura il rispetto di questi luoghi teatro di guerra e di morte per migliaia di soldati. Giovani uomini le cui ossa giacciono nel vicino ossario del Pasubio (visibile dal percorso) e ancora tra la terra e i sassi di questi monti.

A mano a mano che aumenta l’altitudine, la temperatura si abbassa sensibilmente. Il sole che mi aveva baciato stamane scompare all’improvviso lasciando posto ad aria fredda e a una nebbia fitta che ovatta ogni rumore. Siamo in una sala insonorizzata, dove i suoni diventano impercettibili.

Camminando nella storia: trekking sulla Strada delle 52 Gallerie

Accuso i primi brividi di freddo, quando finalmente arriviamo al Rifugio. Scegliamo un posticino nel prato adiacente. In tenuta antigelo mi accingo, ghiotta come sempre, a consumare il mio meritato compenso: un panino con l’appetitosa soppressa di Valli del Pasubio! Tutte le fatiche sono state premiate e mi preparo a un breve sonno cullata dall’aria fresca di montagna. Nel frattempo dov’è finito Mauri? L’instancabile Mauri s’incammina verso Cima Palon, il Dente Italiano e il Dente Austriaco, dopo avermi ripetuto che è riduttivo fermarsi ora. Il bello inizia proprio qui. Andrà anche lui a cercare il suo premio? Ebbene sì. La natura anche oggi gli fa un regalo … e come sempre fa comparire sul suo volto un ghigno fiero che conosco molto bene. Mauri vede il camoscio, il camoscio vede Mauri.

Camminando nella storia: trekking sulla Strada delle 52 Gallerie

Entrambi circondati dalla nebbia e isolati dal resto del pianeta rimangono a osservarsi. E’ come se avessero stretto un patto senza aver proferito parola e rimangono a lungo immobili, decisi a proseguire l’intima alleanza suggellata. Anche oggi la natura ha composto per noi una poesia del tutto esclusiva. Non ci rimane che scoprire quali rime ci riserverà al nostro prossimo incontro.

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